Pandapolitica


          © Silvia Sartori. Chongqing, Settembre 2011.

Shanghai -- Una delle cose a cui sono diventata allergica da quando vivo in Cina sono – rullo di tamburi -  i panda.
Gia’ li sento i cori di “ma come?”, “ma perche’?”, “ma sono cosi’ carini”. Calmi,  che ve lo spiego subito il perche’ (e si’, sono consapevole che con questo mio outing mi sto probabilmente giocando il mio visto e il mio permesso di lavoro in Cina).

                                                        © Silvia Sartori. Shanghai, Febbraio 2012.

Innanzi tutto, i panda a me non stanno esageratamente simpatici. A dirla tutta, neanche Pooh di Kong Fu Panda m’ha mai troppo convinta (il mio preferito e’ e rimane Master Oogway). Sono degli animali semplicemente lazy. Vai allo zoo, fai le code tra le masse di cinesi e - se e quando sei fortunato - riesci a vedere … un panda che dorme! Una soddisfazione che non vi dico.
Passano la maggior parte della loro vita a dormire, e una delle poche cose che fanno con tenacia e’ proprio: “rifiutare di fare”. Un grande problema nazionale della Cina, infatti, e’ la mancanza di interesse dei panda a riprodursi, al punto che, due anni fa circa, provarono a sottoporli a “visioni obbligatorie” di filmini per (e con) panda “a forte contentuo sessuale”, nella speranza di destare in loro un altro appetito, oltre a quello per il bambu’.


                                                                      © Silvia Sartori. Xi'an, Settembre 2011.


In realta’, piu’ che coi panda, ce l’ho con l’ossessione dei  cinesi verso i panda (a pensarci, sarebbe  interessante da studiare psicologicamente come un popolo cosi “ape operaia” sia tanto affezionato e affascinato da uno degli animali piu’ pigri per eccellenza. Che sia una forma inconscia d’invidia?).
Qui i panda sono come il calcio in Italia (che, infatti, non sopporto). Che ci sia campionato o che sia estate, che si vinca o che si perda, c’e’ sempre una qualche ragione per parlarne, e per parlarne piu’ di ogni altro sport (o, nel caso dei panda, piu’ di ogni altro animale). Il censimento dei panda, la nascita del baby panda, il decollo del volo con a bordo panda Pinco Pallo: le notizie sui panda sono tanto variegate quant’e’ monotona, invece, la loro vita. Il panda fa sempre notizia, come il pallone in Italia.

                                                         © Silvia Sartori. Pechino, Marzo 2012.

Ad essere precisa, il “mio problema” non e’ neanche l’ossessione cinese per i panda, in se’ – dopo tutto, ogni Paese ha le sue “manie” – quanto la sproporzione e l’incongruenza tra la “pandamania” generale e l’altrimenti diffusa “negligenza” (per usare un eufemismo) verso tutti gli altri animali, (con un amico stavo pensando di lanciare una “Beyond panda campaign” per sensibilizzare alla sorte di altre creature del mondo animale). Mentre la nazione sta col fiato in sospeso per la non-proliferazione dei panda, volontari fermano camion pieni zeppi di cani destinati alle cucine di qualche ristorante. Pratiche barbare sono ancora in corso per produrre “taumaturgici” farmaci d’origine animale, che continuano ad essere comunemente venduti (e acquistati). Vai fuori a mangiare e ti trovi ancora le tartarughe nel menu (e vive li davanti ai tuoi occhi, cosi ti scegli tu quella che ti va di farti fuori).  Non so quanti se ne siano accorti ma nel frattempo il delfino dello Yangtze si e’ definitivamente estinto. C’e’ voluto Yao Ming per portare avanti la campagna contro le zuppe di pinne di squalo. Eccetera, eccetera.

  © Silvia Sartori. Shanghai, Febbraio 2012.




Beh, oggi mi sono imbattuta in quest’articolo di China Daily (l’"articolo del panda del giorno", diciamo) che trovo fenomenale. Per carita’, la notizia e’ tutt’altro che ilare: un cucciolo di panda e’ stato trovato morto, causa polmonite, allo zoo di Tokyo, dove era nato una settimana fa. Ai piu’ potra’ sembrare una semplice notizia di cronaca nera (o bianco-nera, nella fattispecie) ma per me questa notizia e’ piuttosto rivelatrice o, meglio, illustratrice. Di che cosa? Ad esempio:
a)      Dello stile giapponese: l’articolo cartaceo riporta la foto del direttore dello zoo in lacrime, fazzoletto agli occhi, per la perdita subita. Illustrando gli ultimi momenti del panda, il responsabile dei panda dello zoo scoppia a piangere. Del resto, si trattava del primo cucciolo di panda a nascere allo zoo di Tokyo in 24 anni. Persino il primo ministro Noda ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in materia. E ora lo zoo allestira’ un’area apposita dove i visitatori potranno depositare fiori e pregare per il cucciolino.
b)      Della cosiddetta “diplomazia del panda”: la Cina considera i panda “ambasciatori di pace”, “inviati di amicizia”, e sin dall’epoca della dinastia Tang vi ricorre come ad un vero e proprio strumento diplomatico. Non a caso, il piccolo panda era frutto di un prestito (di “mamma e papa’ panda”), concesso dalla Cina al Giappone nel febbraio 2011. La coppia era poi stata “presentata al pubblico” un mese dopo, per dare sollievo alla popolazione afflitta dalla tragedia del 21 marzo. E, con la nascita del cucciolo, la Cina si era augurata che migliorassero le (difficili) relazioni tra i due Paesi.
c)      Delle continue tensioni sino-giapponesi: il governatore di Tokyo Ishihara, che e’, a mio vedere, quanto di piu’ simile a Berlusconi-Bossi abbia il Giappone in fatto di imbarazzanti boutades pubbliche, e’ riuscito a strumentalizzare persino il panda. Alla vigilia della sua nascita, infatti, aveva proposito che venisse chiamato “Sen Sen” o “Kaku Kaku” prima di rispedirlo alla Cina, in riferimento alle isole Senkaku (Diaoyu in cinese), oggetto di un lungo e tuttora insoluto contenzioso territoriale tra Cina e Giappone. La sua proposta, infatti, non passo’ inosservata a Pechino, che chiese al governatore di “cessare ogni attivita’ che possa danneggiare i legami bilaterali tra i due paesi e l’immagine della Prefettura di Tokyo”.
Delle panda news quotidiane mi sono abbastanza stufata, pero’ rimango curiosa di vedere il prossimo episodio di panda-politica internazionale. Chissa’ mai che, oltre a dormire, i panda possano servire a migliorare il mondo.  

"More Freedom, More Happiness"

                                                                © Silvia Sartori. Pechino, Agosto 2008.